E’ tuttora incredibile come si possa trovare all’angolo di un vicolo cieco una collina ammantata di verde pastello, ancora umida perché appena colorata. Sullo sfondo rimane il grigio del cielo che si confonde con la nebbia della valle, è da quella linea diffusa e frusciante che cade la neve. Alcuni fiocchi si appoggiano tiepidi e felici come lucciole nelle mani forti, altri invece gelidi e vischiosi si infilano come saette nel collo debole.
In quel turbinio i pensieri scuotono il ritmo incalzante della neve, sollevando l’ordine di natura, fermando la caduta con mille voci trepidanti che gonfiano le idee, creando un’intersezione magica di chiarezza immane su un asse cartesiano ipotetico, limpido e vicino, e allo stesso tempo fragile come un foglio di ghiaccio.
L’equazione si risolve con il pensiero che equivale sempre all’emozione, dove si accende una scossa tratteggiata sull’asse, che brucia la miccia e illumina la coscienza di se, ammantata, come la collina dal verde, dal profumo di bucato fresco, ancora umido perchè appena steso.
music by Isis - Weight

I tasti giusti, le mie canzoni, le mie solide note, che come tavole di legno formano una porta ovunque ripongo lo sguardo perso nel Maelstrom.
Si cerca la solita vertigine che sta sempre sotto sopra, ai margini. In realtà non so dove sia, ma so fin dove spingermi per ritrovare il mio cuore nero.
E so chi guardare per smarrirlo ancora.


Non tutti sono come Donnie Darko. Non tutti riescono a somatizzare il Cuore nero, un Centro nevralgico presente in ognuno di noi, colmo di inchiostro, pronto a macchiare il nostro sangue con quella cupezza intima e felice, che droga appena la terra, con profonde influenze celesti.
Ogni sera uscivo a contemplare il silenzio nei dintorni del mio giardino. Altra distanza e altra consistenza la strada esterna che accelerava il tempo e lo spazio, lontana come gli aerei sulla testa.
I dintorni erano fatti di piccoli isolati verdi e singole villette. A quell’ ora riposavano tutti, a parte poche luci accese in cucine insonni.
Il sonno copriva con la stessa grazia della neve, con subdola discrezione, ma senza il candore della bianca innocenza e il silenzio si posava come sabbia sporca sulla testa, facendo perdere i capelli, zavorrando la giovinezza e si raccoglieva tutto intorno con malefica trasparenza.
L’altro giorno mi sono ritrovato ad un funerale a pochi isolati dal mio vecchio giardino, triste come tutti i funerali, ma carico di significati nascosti, nessuna voglia di sguardi curiosi e colpevoli, ma solo un sano dolore per tutto il carico di sofferenza che un suicida ha portato con se e per tutto quello che ha lasciato a tutti i bagnati dalla sua onda lunga.
A pochi isolati, in quelle sere di silenzio e sonnolenza, forse qualcun altro vedeva le polveri sottili cadere, spingendosi oltre, fino a creare intorno un viscido muro che trasudava anidride carbonica, fino a soffocare lo sguardo, fino ad oscurare il Sole, fino ad evocare il Cuore nero e il suo tepore velenoso. Aggressivo e vorace fascino decadente, che guarda al calendario delle maree e conta l’ultimo giorno tuffarsi dalla scogliera di mattoni su un mare di cemento.
Un caro saluto ad Enrico, visto poche volte ma sempre immaginato.

Come un vortice decadente,
lento e lascivo, vischioso e schivo.
Il Nero su Nero….
Fra la vertigine addensata
Gonfia la parola e il pensiero
Finalmente la Vertigine
Finalmente la Vertigine nel corpo abbandonata.
Finalmente la Vertigine in un unico e viscido sospiro
In una lenta e spassosa assenza di desiderio.
Durante il lento defluire nelle docili sabbie mobili
le molteplici esistenze.
solo nel cuore e nella mente,
hanno il tempo di rinascere in variabili consistenze.
Inside - Unkle

In certi momenti il sole si fa invadente e troppa luce confonde i colori soffusi dei sentieri, che si perdono nei campi della pianura.
Fino all’ora in cui si ritira gentilmente,
trascinando il tramonto come suo lembo fosforescente,
lasciandoci così nella notte……………
a respirare un po di ombra velata sugli occhi,
a risaltare le fiammelle ora vivide sul filo nero dell'orizzonte,
carbonella indispensabile per alimentare la brace sotto la cenere,
miccia preziosa per la detonazione soffusa di lapilli incandescenti sulla carne dei pensieri,
fertile bruciatura per le colture di grano
e pietra lavica temperata per affinare la falce nella mano.


All'improvviso nella siringa entra un rivoletto di sangue,
per un attimo nitido e solido come un cordoncino rosso.
da Il pasto nudo di William S. Burroughs

E quante volte la mia irrequietudine mi ha spinto in terre lontane, e quante volte sono rimasto deluso avvertendo che anche i viaggi, i paesi nuovi ed esotici non possono alleviare ciò che la patria ha fatto ammalare.
Hermann Hesse, 1905.

Fernando Alonso, il campione di F1 più giovane della storia.
Nonostante la coppa fosse piccola ha fatto fatica ad alzarla al cielo. Forse l’emozione, forse gli è bastato un rapido e inconsapevole sguardo furtivo nella coppa vuota, per cercare di scorgere il suo invisibile e fantomatico futuro, la coppa pesa quando dentro si adagiano tutti i possibili destini.
Nessun flash in quell’attimo vagabondo, nessun pensiero, nessuna idea.
Hai lottato tanto, hai vinto tanto, sei stato sconfitto a volte, hai riso, hai pianto, hai fatto fatica e in quel momento buio hai guardato la coppa e non hai visto niente, non hai provato niente, mentre tenevi per la gola il sogno cacciato e catturato.
I campioni sanno fare bene le cose semplici gli devono aver insegnato ltre che a tenere un volante con tutti quei cavalli sotto il culo.
E’ per questo che hai preso lo champagne e hai riempito fino all’orlo quella coppa arida.
I pensieri hanno cominciato a rifluire, i ricordi di pochi attimi prima del podio hanno ripreso ad ossigenare il respiro, gli occhi hanno illuminato le idee in un lungo e profondo sorriso che ha ripreso a gonfiarsi.
Ed è proprio in quel momento che le ondine frizzati dello champagne hanno brillato con l’immagine de:
Il padre che lo ha sempre sostenuto,
Il più grande di tutti, battuto diverse gare prima in una lotta estrema all’ultima curva,
Il proprio avversario diretto, magari più veloce ma meno regolare,
Il proprio manager, severo e riconoscente,
L’ultima curva cieca attraversata,
La prossima da tagliare come burro,
Il lavoro da ripetere per riconfermarsi,
dopo queste immagini del passato, presente, futuro, la somma indefinita di destini ammucchiati nella coltre nebbiosa si è dipanata dalla coppa opaca.
Le gocce sono schizzate in faccia allegre e l’odore dei pneumatici bruciati dal calore dell’asfalto insieme al rumore strepitoso del motore al massimo, hanno preso a girare liberamente nel sangue.
Quel fluido rigenerante che è il talento ha accelerato i battiti, ha accelerato i pensieri e ha fatto portare al campione tutto quello champagne alla propria bocca.
Un brindisi leggero alla faccia di tutti quelli arrivati negli scappamenti, ma sempre al fianco pronti a guardarlo con ammirazione e sfida, pronti a conquistare quello scettro, unico almeno una volta all’anno.