corpo tra il vento, anima all'inferno, coscienza nel tempo, ancora un senso..
.........in un altro corpo infame
La neve che si stacca con un sibilo che squarcia la percezione dei brividi, all’improvviso si avverte la sensazione di avere qualcosa di mastodontico sulla testa. Solo allora si può creare un solco e striare l’orizzonte come se fosse marmo perfetto.

Se la notte fosse uguale per tutti…………la stessa ora, la stessa durata, lo stesso fuso orario.
Se la notte noi non la potessimo vedere, allora la notte sarebbe una Dea, che ci porterebbe sul palmo della mano dal sonno alla sveglia.
Se la notte fosse una Dea, sarebbe l’Oracolo dei nostri desideri e delle nostre paure. Proprio nel momento di eclissarci soffierebbe sui pensieri, rendendo giustizia alla mutevole verità.
Se la notte fosse una Dea, non ci sveglieremmo mai durante, ma aspetteremmo con rispetto di farci poggiare ancora sulle lenzuola e per noi ci sarebbe la sola dolcezza del desiderio appena sbocciato, oppure il suo esatto opposto, la durezza della paura traditrice, e non ci sarebbe compromesso.
Se ogni notte non ci svegliassimo per celare di non essere fra le mani di una Dea,
se ogni notte ci svegliassimo per scoprire di essere fra le braccia di una Donna.

Chissà quante volte ho visto questi due volti, queste due immagini,queste due icone. Ogni volta la stessa sensazione determinata. In fondo sono la stessa persona, lo stesso viso, ma due personaggi diversi, sono due boss, ma soprattutto sono due intelligenze diverse, una logica e spietata,l’altra istintiva e devastante.
Tony Montana è svelto, ambizioso, coraggioso, ha una carica emotiva trasparente, si vede friggere nelle espressioni sguaiate di esule cubano, imperfetto ed efficace come una rosa di pallettoni di un fucile a canne mozze.
Michael Corleone è una fredda lama che ti entra direttamente nello spirito e ipnotizza con le sue volontà, tramite il tono freddo e distaccato e lo sguardo immobile, come il mirino di cecchino.
Queste due macchine da guerra hanno un comune denominatore, la previsione del futuro, Niente di magico e sovrannaturale, ma la conseguenza di un solo binario che va in un'unica la direzione, la convenienza.
A quel punto, aggiungiamo alla convenienza, il buon senso, la semplice definizione delle cose dipende tutto dal proprio acume, logico o istintivo che sia…......
….....…Ma siamo umani e non sempre sappiamo scegliere per il meglio, rendendoci pazzi ed imprevedibili, ciechi e rumorosi, vanificando sia la logica che l’istinto, disarmando sia Corleone che Montana, sciogliendo il risultato perfetto pari ad una vittoria che corrisponde a d una sconfitta e determinando il compromesso perfetto.
A questo punto apriamo le prime pagine dei giornali e ci appare il nostro mondo imperfetto, in bilico fra mezze vittorie e mezze sconfitte, crogioli di mezze verità.

Ho fatto un sogno fantastico, tutto è iniziato con Donnie Darko. Mi sono reso conto che tutto era perfetto perché giacevo supino fra le lenzuola e mi venivano le parole.
Donnie Darko è vivo ed è là con Don Vito Corleone, che dal suo angolo ride sornione, compattato nella faccia di De Niro, che appoggiato ad una finestra contempla il suo piccolo regno.
E’ un prisma infinito che mi trastulla nel sogno. In questo prisma c’è spazio per tutti quelli a cui ho dato l’anima. Non conta quanto, un pezzo è uguale per tutti, non c’è intensità, l’Amore è un sentimento di terra, non di spirito. Questo non è Amore, ma onniscienza, è il bambino di Kubrick, è un angolo del cervello di Lynch.
Ecco a proposito di Lynch, ho scoperto perché le sue ambientazioni sono sale d’attesa dell’inferno, del Caos, dell’Apocalisse.
Mette semplicemente insieme un nano, quattro colori cupi e un disco in vinile suonato al contrario a metà della velocità, solo allora sceglie in quale angolo del prisma dipingersi ....……..e le dimensioni si aprono, come libri di specchi moltiplicando la meraviglia.
Ora è chiaro, che nel mio monolite prismatico non ci sono solo anime che ripetono una scena, con la stessa intensità immutabile e sincera. Infatti non ho mai visto Vito Corleone che mi parla di politica, meravigliandosi che io abbia votato per ben due volte il Berlusca. Ma ci vedo mio nonno che mi disereda. Presente nel mio mosaico
d’anime non solo per diritto di sangue, ma anche per diritto acquisito sul campo, con il suo ideale socialista plasmato dal lungo fiume dell’esperienza fra gli argini di intransigenza.
Ce ne sono molti, famosi per niente, con il loro fazzoletto di prato che ripetono la stessa impensabile scena, ma alla fine è Donnie Darko che raccoglie le ultime parole della notte fiorente, il sonno vero si sta avvicinando e disturberò tutti, lo so, perché russo, ma non mi interessa, perché per Donnie si fa tardi nel suo giardino colorato, che si è scelto su questo tappeto magico.
Lui se ne va sempre alla fine del sogno, e la notte incombe col frastuono di un motore a turbina sulla testa, oppure le urla dei vicini di casa, perché Donnie è già sveglio e deve andare a scuola.

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