Ho fatto un sogno fantastico, tutto è iniziato con Donnie Darko. Mi sono reso conto che tutto era perfetto perché giacevo supino fra le lenzuola e mi venivano le parole.
Donnie Darko è vivo ed è là con Don Vito Corleone, che dal suo angolo ride sornione, compattato nella faccia di De Niro, che appoggiato ad una finestra contempla il suo piccolo regno.
E’ un prisma infinito che mi trastulla nel sogno. In questo prisma c’è spazio per tutti quelli a cui ho dato l’anima. Non conta quanto, un pezzo è uguale per tutti, non c’è intensità, l’Amore è un sentimento di terra, non di spirito. Questo non è Amore, ma onniscienza, è il bambino di Kubrick, è un angolo del cervello di Lynch.
Ecco a proposito di Lynch, ho scoperto perché le sue ambientazioni sono sale d’attesa dell’inferno, del Caos, dell’Apocalisse.
Mette semplicemente insieme un nano, quattro colori cupi e un disco in vinile suonato al contrario a metà della velocità, solo allora sceglie in quale angolo del prisma dipingersi ....……..e le dimensioni si aprono, come libri di specchi moltiplicando la meraviglia.
Ora è chiaro, che nel mio monolite prismatico non ci sono solo anime che ripetono una scena, con la stessa intensità immutabile e sincera. Infatti non ho mai visto Vito Corleone che mi parla di politica, meravigliandosi che io abbia votato per ben due volte il Berlusca. Ma ci vedo mio nonno che mi disereda. Presente nel mio mosaico
d’anime non solo per diritto di sangue, ma anche per diritto acquisito sul campo, con il suo ideale socialista plasmato dal lungo fiume dell’esperienza fra gli argini di intransigenza.
Ce ne sono molti, famosi per niente, con il loro fazzoletto di prato che ripetono la stessa impensabile scena, ma alla fine è Donnie Darko che raccoglie le ultime parole della notte fiorente, il sonno vero si sta avvicinando e disturberò tutti, lo so, perché russo, ma non mi interessa, perché per Donnie si fa tardi nel suo giardino colorato, che si è scelto su questo tappeto magico.
Lui se ne va sempre alla fine del sogno, e la notte incombe col frastuono di un motore a turbina sulla testa, oppure le urla dei vicini di casa, perché Donnie è già sveglio e deve andare a scuola.

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