
Il Golf, uno sport che al primo impatto può sembrare solo per ricchi e superficiale, per i guadagni, per l'ovatta che lo circonda, addirittura alcuni pensano ancora che non sia uno sport. Ma chi pensa questo, forse non ha mai notato le piccole ondulazioni sul prato fatato, impercettibili al primo sguardo, ma in realtà grandi montagne per chi ha la giusta misura dell'uomo sul mondo. Dell'uomo che da la giusta importanza e rispetto ai pochi metri quadrati che dividono la pallina dalla buca, dove è decisivo un piccolo respiro del vento, un piccolo fremito della Terra, così vicina, solo pochi millimetri e capace di influenzare la forza di un uomo con le sue valutazioni di distanze e scelte di bastoni. Il minimo dettaglio si può sentire solo passando la mano nuda sulla sua pelle viva, raccoglierne il sudore umido e ammansire la propria superbia di controllo e comando, liberando così sensibilità ed armonia delle proprie dimensioni, per avere la Terra per amica.
E’ tuttora incredibile come si possa trovare all’angolo di un vicolo cieco una collina ammantata di verde pastello, ancora umida perché appena colorata. Sullo sfondo rimane il grigio del cielo che si confonde con la nebbia della valle, è da quella linea diffusa e frusciante che cade la neve. Alcuni fiocchi si appoggiano tiepidi e felici come lucciole nelle mani forti, altri invece gelidi e vischiosi si infilano come saette nel collo debole.
In quel turbinio i pensieri scuotono il ritmo incalzante della neve, sollevando l’ordine di natura, fermando la caduta con mille voci trepidanti che gonfiano le idee, creando un’intersezione magica di chiarezza immane su un asse cartesiano ipotetico, limpido e vicino, e allo stesso tempo fragile come un foglio di ghiaccio.
L’equazione si risolve con il pensiero che equivale sempre all’emozione, dove si accende una scossa tratteggiata sull’asse, che brucia la miccia e illumina la coscienza di se, ammantata, come la collina dal verde, dal profumo di bucato fresco, ancora umido perchè appena steso.
music by Isis - Weight
corpo tra il vento, anima all'inferno, coscienza nel tempo, ancora un senso..
.........in un altro corpo infame
La neve che si stacca con un sibilo che squarcia la percezione dei brividi, all’improvviso si avverte la sensazione di avere qualcosa di mastodontico sulla testa. Solo allora si può creare un solco e striare l’orizzonte come se fosse marmo perfetto.
Lo space diving, l’ultimo sport estremo
Consiste nel lanciarsi con un paracadute da un razzo spaziale oltre l’atmosfera terrestre
Diventare Superman per un giorno. Per chi cerca emozioni alla Clark Kent, come volare nel vuoto alla velocità di mille chilometri all’ora e galleggiare in assenza d’aria senza avvertire il senso della caduta, presto sarà disponibile lo space diving, il tuffo spaziale. Il nuovo sport che consiste nel lanciarsi con un paracadute da un razzo spaziale, oltre l’atmosfera terrestre, di sicuro manderà in estasi gli appassionati di bungee-jumping. Ma, secondo la rivista New Scientist, per praticarlo bisognerà aspettare il 2009, quando sarà pronta l’attrezzatura necessaria, costituita da tuta pressurizzata, razzo per un passaggio tra le stelle e strumenti per il monitoraggio delle condizioni fisiologiche e il controllo della temperatura corporea. I cacciatori di brividi già ne degustano la scarica di adrenalina: prima un dolce lievitare nel nulla, poi una corsa a mo’ di proiettile verso il suolo.
IL PIONIERE - Chi lo ha già sperimentato, come il capitano dell’aeronautica americana Joe Kittinger, assicura che ne vale la pena. Eppure per Kittinger non si è trattato di un vero e proprio svago: quando si è tuffato nel 1960, a 31 chilometri da terra, aveva il guanto squarciato e ha rischiato la vita per la decompressione. Allora il lancio non è stato annullato perché lui ha taciuto il danno alla protezione e con grande sangue freddo si è arrangiato: ha isolato il manicotto e stretto i denti fino all’atterraggio, mentre osservava la mano gonfiarsi come un pallone. La discesa, con l’apertura del paracadute a 5 chilometri dal suolo, è durata 13 minuti e 45 secondi, ma ci sono volute quattro ore per rivedere la sua mano tornare di dimensioni normali. Quel progetto si chiamava Excelsior e al posto del razzo c’era un pallone aerostatico.
IL RECORD – Manca poco alla sperimentazione. All’inizio si tufferanno manichini e da un altezza di 37 km, qualche lunghezza in più di Kittinger giusto per sbriciolare il suo record, poi si salirà gradualmente fino a 100 chilometri dalla Terra e saranno gli stessi progettisti a testare l’ebbrezza del volo sulla propria pelle. L’obiettivo è quello di partire ancora più in su, magari dalla Stazione spaziale internazionale, orbitante a 350 chilometri d'altezza. A quel punto lo shuttle andrà in pensione: per rientrare a casa ogni astronauta dovrà semplicemente indossare la sua tuta di space diving e aprire il portello.
Paola Caruso
20 ottobre 2007
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I tasti giusti, le mie canzoni, le mie solide note, che come tavole di legno formano una porta ovunque ripongo lo sguardo perso nel Maelstrom.
Si cerca la solita vertigine che sta sempre sotto sopra, ai margini. In realtà non so dove sia, ma so fin dove spingermi per ritrovare il mio cuore nero.
E so chi guardare per smarrirlo ancora.


Se la notte fosse uguale per tutti…………la stessa ora, la stessa durata, lo stesso fuso orario.
Se la notte noi non la potessimo vedere, allora la notte sarebbe una Dea, che ci porterebbe sul palmo della mano dal sonno alla sveglia.
Se la notte fosse una Dea, sarebbe l’Oracolo dei nostri desideri e delle nostre paure. Proprio nel momento di eclissarci soffierebbe sui pensieri, rendendo giustizia alla mutevole verità.
Se la notte fosse una Dea, non ci sveglieremmo mai durante, ma aspetteremmo con rispetto di farci poggiare ancora sulle lenzuola e per noi ci sarebbe la sola dolcezza del desiderio appena sbocciato, oppure il suo esatto opposto, la durezza della paura traditrice, e non ci sarebbe compromesso.
Se ogni notte non ci svegliassimo per celare di non essere fra le mani di una Dea,
se ogni notte ci svegliassimo per scoprire di essere fra le braccia di una Donna.

Londra, Aprile 1990
E nel mezzo, ci sono i Faith No More, Mr. Bungle, Peeping Tom, Tomahawk, Fantomas, The Dillenger Escape e poi chi sa altro ha fatto e come questo diavolo di un folletto.
Chissà quante volte ho visto questi due volti, queste due immagini,queste due icone. Ogni volta la stessa sensazione determinata. In fondo sono la stessa persona, lo stesso viso, ma due personaggi diversi, sono due boss, ma soprattutto sono due intelligenze diverse, una logica e spietata,l’altra istintiva e devastante.
Tony Montana è svelto, ambizioso, coraggioso, ha una carica emotiva trasparente, si vede friggere nelle espressioni sguaiate di esule cubano, imperfetto ed efficace come una rosa di pallettoni di un fucile a canne mozze.
Michael Corleone è una fredda lama che ti entra direttamente nello spirito e ipnotizza con le sue volontà, tramite il tono freddo e distaccato e lo sguardo immobile, come il mirino di cecchino.
Queste due macchine da guerra hanno un comune denominatore, la previsione del futuro, Niente di magico e sovrannaturale, ma la conseguenza di un solo binario che va in un'unica la direzione, la convenienza.
A quel punto, aggiungiamo alla convenienza, il buon senso, la semplice definizione delle cose dipende tutto dal proprio acume, logico o istintivo che sia…......
….....…Ma siamo umani e non sempre sappiamo scegliere per il meglio, rendendoci pazzi ed imprevedibili, ciechi e rumorosi, vanificando sia la logica che l’istinto, disarmando sia Corleone che Montana, sciogliendo il risultato perfetto pari ad una vittoria che corrisponde a d una sconfitta e determinando il compromesso perfetto.
A questo punto apriamo le prime pagine dei giornali e ci appare il nostro mondo imperfetto, in bilico fra mezze vittorie e mezze sconfitte, crogioli di mezze verità.

C'era invece su altre piste affaccendato il nostro Aldone, che ha fatto anche lui una grande gara. Mandaci le foto!!!!
E’ come sparagliare i birilli, come ricevere un’ondata di acqua fresca, E’ il cinema puro, è il cinema di intrattenimento, è il cinema che Tarantino ha scelto per noi da Kill Bill in avanti, barocco, tamarro e propio per questo dannatamente divertente, brillante e elettrizzante. Che bella la prima volta! Che bello quando non riesci a staccare le mani dalla poltrona, quando non osi guardare chi ti sta di fianco dalla tensione.

Non tutti sono come Donnie Darko. Non tutti riescono a somatizzare il Cuore nero, un Centro nevralgico presente in ognuno di noi, colmo di inchiostro, pronto a macchiare il nostro sangue con quella cupezza intima e felice, che droga appena la terra, con profonde influenze celesti.
Ogni sera uscivo a contemplare il silenzio nei dintorni del mio giardino. Altra distanza e altra consistenza la strada esterna che accelerava il tempo e lo spazio, lontana come gli aerei sulla testa.
I dintorni erano fatti di piccoli isolati verdi e singole villette. A quell’ ora riposavano tutti, a parte poche luci accese in cucine insonni.
Il sonno copriva con la stessa grazia della neve, con subdola discrezione, ma senza il candore della bianca innocenza e il silenzio si posava come sabbia sporca sulla testa, facendo perdere i capelli, zavorrando la giovinezza e si raccoglieva tutto intorno con malefica trasparenza.
L’altro giorno mi sono ritrovato ad un funerale a pochi isolati dal mio vecchio giardino, triste come tutti i funerali, ma carico di significati nascosti, nessuna voglia di sguardi curiosi e colpevoli, ma solo un sano dolore per tutto il carico di sofferenza che un suicida ha portato con se e per tutto quello che ha lasciato a tutti i bagnati dalla sua onda lunga.
A pochi isolati, in quelle sere di silenzio e sonnolenza, forse qualcun altro vedeva le polveri sottili cadere, spingendosi oltre, fino a creare intorno un viscido muro che trasudava anidride carbonica, fino a soffocare lo sguardo, fino ad oscurare il Sole, fino ad evocare il Cuore nero e il suo tepore velenoso. Aggressivo e vorace fascino decadente, che guarda al calendario delle maree e conta l’ultimo giorno tuffarsi dalla scogliera di mattoni su un mare di cemento.
Un caro saluto ad Enrico, visto poche volte ma sempre immaginato.
Ho fatto un sogno fantastico, tutto è iniziato con Donnie Darko. Mi sono reso conto che tutto era perfetto perché giacevo supino fra le lenzuola e mi venivano le parole.
Donnie Darko è vivo ed è là con Don Vito Corleone, che dal suo angolo ride sornione, compattato nella faccia di De Niro, che appoggiato ad una finestra contempla il suo piccolo regno.
E’ un prisma infinito che mi trastulla nel sogno. In questo prisma c’è spazio per tutti quelli a cui ho dato l’anima. Non conta quanto, un pezzo è uguale per tutti, non c’è intensità, l’Amore è un sentimento di terra, non di spirito. Questo non è Amore, ma onniscienza, è il bambino di Kubrick, è un angolo del cervello di Lynch.
Ecco a proposito di Lynch, ho scoperto perché le sue ambientazioni sono sale d’attesa dell’inferno, del Caos, dell’Apocalisse.
Mette semplicemente insieme un nano, quattro colori cupi e un disco in vinile suonato al contrario a metà della velocità, solo allora sceglie in quale angolo del prisma dipingersi ....……..e le dimensioni si aprono, come libri di specchi moltiplicando la meraviglia.
Ora è chiaro, che nel mio monolite prismatico non ci sono solo anime che ripetono una scena, con la stessa intensità immutabile e sincera. Infatti non ho mai visto Vito Corleone che mi parla di politica, meravigliandosi che io abbia votato per ben due volte il Berlusca. Ma ci vedo mio nonno che mi disereda. Presente nel mio mosaico
d’anime non solo per diritto di sangue, ma anche per diritto acquisito sul campo, con il suo ideale socialista plasmato dal lungo fiume dell’esperienza fra gli argini di intransigenza.
Ce ne sono molti, famosi per niente, con il loro fazzoletto di prato che ripetono la stessa impensabile scena, ma alla fine è Donnie Darko che raccoglie le ultime parole della notte fiorente, il sonno vero si sta avvicinando e disturberò tutti, lo so, perché russo, ma non mi interessa, perché per Donnie si fa tardi nel suo giardino colorato, che si è scelto su questo tappeto magico.
Lui se ne va sempre alla fine del sogno, e la notte incombe col frastuono di un motore a turbina sulla testa, oppure le urla dei vicini di casa, perché Donnie è già sveglio e deve andare a scuola.

Back to school/Digital Bath - Deftones

Come un vortice decadente,
lento e lascivo, vischioso e schivo.
Il Nero su Nero….
Fra la vertigine addensata
Gonfia la parola e il pensiero
Finalmente la Vertigine
Finalmente la Vertigine nel corpo abbandonata.
Finalmente la Vertigine in un unico e viscido sospiro
In una lenta e spassosa assenza di desiderio.
Durante il lento defluire nelle docili sabbie mobili
le molteplici esistenze.
solo nel cuore e nella mente,
hanno il tempo di rinascere in variabili consistenze.
Inside - Unkle


Sono tornati! I Metallica sono tornati nelle mie orecchie.
Dopo innumerevoli bytes su archibugi elettronici e
rampe lastricate di plastica come tangenziali della mente,
sono tornato alle origini, sono tornato al cuore,
dove conservo tutto il sudore e il metallo versato nei concerti di fango e carne.
Senza averne perso mai una goccia.
Tutto qui!
Vaffanculo & Puffafero.



In certi momenti il sole si fa invadente e troppa luce confonde i colori soffusi dei sentieri, che si perdono nei campi della pianura.
Fino all’ora in cui si ritira gentilmente,
trascinando il tramonto come suo lembo fosforescente,
lasciandoci così nella notte……………
a respirare un po di ombra velata sugli occhi,
a risaltare le fiammelle ora vivide sul filo nero dell'orizzonte,
carbonella indispensabile per alimentare la brace sotto la cenere,
miccia preziosa per la detonazione soffusa di lapilli incandescenti sulla carne dei pensieri,
fertile bruciatura per le colture di grano
e pietra lavica temperata per affinare la falce nella mano.
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